venerdì 7 gennaio 2011

ISRAELE, BUS DIVERSI PER UOMINI E DONNE: È LEGGE

Gli autobus separati in base al sesso sono legali in Israele. Dopo quasi due anni di polemiche che hanno contrapposto religiosi, scrittori, gruppi di femministe e non solo, oggi si è pronunciata la Corte Suprema israeliana stabilendo che non è illegale un servizio di trasporti pubblici su autobus in cui i posti riservati alle donne sono separati da quelli per gli uomini, a condizione però che la separazione avvenga solo su base volontaria. La Corte, che ha così risposto a un appello di gruppi ebraici liberali, ha pure affermato che in nessun caso la separazione potrà essere coercitiva e ha chiesto al tempo stesso che siano adottati rigorosi e frequenti controlli per verificare che a una donna, che così vuole, sia permesso sedere accanto a uomini. L'iniziativa era nata spontaneamente alcuni anni fa nei rioni omogenei ultraortodossi dove avevano cominciato ad operare una trentina di autobus. I rabbini avevano fatto notare che la difesa della modestia in pubblico imponeva la separazione dei viaggiatori nei sovraffollati autobus pubblici. Gli ultraortodossi avevano anche motivato tale separazione, le donne in fondo al mezzo e gli uomini davanti, per evitare «tentazioni sessuali». Nel 2008 la scrittrice Naomi Ragen, assieme al Centro per il pluralismo ebraico, si era rivolta alla Corte Suprema affinchè esaminasse le cosiddette 'Linee Timoratè. Oltre a sollevare questioni di carattere etico e morale, diverse persone avevano lamentato problemi pratici, come ad esempio l'acquisto del biglietto che diventava un vero e proprio rebus in quanto le donne salendo dalla parte posteriore del veicolo non riuscivano a raggiungere l'autista, non potendo attraversare la parte riservata agli uomini. I nuclei familiari erano anche costretti a separarsi,a spartire la prole,mentre anziani a volte viaggiano in piedi anche se l'altra metà del mezzo era vuota. Nel 2009 la Egged, una compagnia che gestiva le corse interne delle corriere israeliane in regime di semimonopolio, aveva fatto ricorso con successo dinanzi al ministero dei Trasporti sostenendo che i mezzi alternativi non avevano le licenze previste, ma qualche mese dopo i rabbini erano riusciti nel loro obiettivo ottenendo un bus separato dopo essersi rivolti a una piccola società di trasporto locale regolarmente registrata. Ma le polemiche non si erano fermate. Una decina di intellettuali israeliani avevano poi lanciato un appello dicendosi contrari all'istituzionalizzazione di tali mezzi pubblici divisi per sesso. Tra questi il poeta Natan Zach, gli scrittori A.B. Yehoshua e Haim Guri, oltre al politologo Zeev Sternhell. Secondo il quotidiano Haaretz, l'urgenza dell'appello derivava dall'imminenza di una ratifica da parte del ministero israeliano delle attuali nove linee private, urbane ed interurbane, di autobus con posti divisi per sesso al loro interno. Alla loro protesta si era unita anche un'organizzazione femminista israeliana preoccupata del fatto che «dopo aver imposto la segregazione dei sessi negli autobus i rabbini avrebbero poi proceduto ad imporla anche nei luoghi di lavoro e negli uffici pubblici». Il 27 ottobre del 2009 una commissione del ministero israeliano dei Trasporti, che aveva presentato un ponderoso rapporto in merito dalla Corte Suprema di Gerusalemme, aveva stabilito però che gli autobus segregati degli ebrei ortodossi erano illegali e comportavano gravi discriminazioni. Infine il pronunciamento della Corte suprema di oggi. Soddisfazione è stata espressa dagli ambienti liberali che hanno sottolineano che i giudici hanno insistito sul diritto delle donne di sedersi ovunque nell'autobus. Ma anche gli ambienti rabbinici si sono detti abbastanza contenti perchè in sostanza gli 'autobus segregatì vengono accettati dalla Corte Suprema, sia pure a malincuore e sia pure per un anno di prova. Adesso la 'battaglià fra giudici e rabbini passa negli stessi autobus dove si vedrà se davvero le disposizioni dell'alta Corte sapranno prevalere sulla pressione sociale.


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